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Sinergica collaborazione - 29 aprile 09 PDF Stampa E-mail

SINERGICA COLLABORAZIONE O SINERGIA COLLABORATIVA ?

(NOTA AL POLITICHESE N° 1)

   Non si sa con esatta precisione in che periodo il termine “sinergia” (testato dal 1865: C.Lombroso, “Delitto, genio, follia”) sia entrato di prepotenza, coi suoi derivati (“sinergico”, “sinergicamente”) nel lessico quotidiano del politico italiano medio, insomma, nel c.d. “politichese”. Metà degli anni ’80, probabilmente (nel decennio precedente le espressioni must erano “al limite” e “nella misura in cui”).

   Il vocabolo - indipendentemente dalla radice greca, che fa sempre la sua porca figura - aveva (ed ha) un che di esotico e taumaturgico, quasi che la semplice consuetudine, ovvero il reiterato intercalare, evocasse non solo il problema, ma la contestuale soluzione. Ricordo un politico locale, abbastanza importante, che ne faceva un uso smodato. Ebbi una volta a chiarirgli che non significava altro che “collaborazione” od anche “co-operazione” (quest’ultima interpretazione lo lasciò perplesso, ma al tempo stesso candidamente affascinato, e poco ci mancò che ribattezzasse la povera COOP di Casarsa “Sinergia di Consumo”).

   Sia come sia, sono più di  vent’anni che “sinergia” tiene banco nel politichese nostrano (in buona compagnia di “fare sistema”: una vera ossessione). E che dire di “quant’altro”? Conoscevo un altro, piccolo esponente politico della zona che se n’era letteralmente innamorato (e con lui un compaesano sindacalista) sì da inserirlo metodicamente in qualsivoglia sezione del dialogo, iniziale o conclusiva (conclusiva, per lo più, com’è logico). E quindi “quant’altro” qui e “quant’altro” là, punto, stop, lasciando di brutto nella più completa indefinitezza gli sgomenti astanti.

   Altra simpatica perla del nostro: la particella “cui” atta a condire - e a miracolosamente unire, anche senza alcuna preposizione subordinata - qualsiasi parte del discorso, un po’ come il neo-greco "pou" sia però chiaro, non bisogna avere troppo la puzza sotto il naso, anzi!, né atteggiarsi a maestrini allorché si citano determinati episodi: sono in fondo proprio queste uscite naïf che fanno sì che la gente prenda per cult certi politici…).

   Ma torniamo a “sinergia”. L’etimo è greco (“sinergìa”, o “sinergēia”; composto da “sun” [con, insieme] ed “érgon” [lavoro]). Significa, in parole povere, “collaborazione“ (proprio a cercare il pelo nell’uovo, una collaborazione funzionale e coordinata, ma sono quisquiglie, tanto che il Battaglia [3.] parla di “collaborazione o cooperazione fra aziende, organizzazioni, ecc.”). Collaborazione, si diceva, la cui radice è, invece, com’è facilmente intuibile (“laborare”), latina, ma la spiegazione è la stessa:  “lavorare assieme”. 

   Eppure, il fascino (indiscreto) del termine “sinergia” è più forte di qualsiasi tautologia. Mi è capitato, infatti, di leggere ultimamente, nella presentazione del corposo depliant della 61a Sagra del Vino, la seguente, curiosa espressione: “… che si deve alla sinergica collaborazione…”. Da qui il dubbioso chiasmo del titolo (“Sinergica collaborazione o sinergia collaborativa?”).

   Come dire: “una bella bellezza”, una “cattiva cattiveria”, “una dolce dolcezza”. Ma vuoi mettere! Viene in mente ill film “Totò, Peppino e… la Malafemmina” (1956, di C.Mastrocinque): “Punto, due punti. Ma sì,  fai vedere che abbondiamo!”

PIER PAOLO GUARINO

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