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Consiglieri a vita - 23 gennaio 09 PDF Stampa E-mail
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CONSIGLIERI A VITA
di Paolo Possamai

L'avvocato Antonio Pedicini da Pordenone ha la possibilità di sfuggire alla manzoniana domanda: Carneade, chi era costui? Pedicini entra nelle cronache di questi giorni come l'audace primo firmatario di una proposta di legge che prevede, tra le altre brillanti innovazioni, l'abolizione di ogni limite nel numero delle legislature per chi viene eletto al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Potremmo dire che i consiglieri del Popolo della libertà immaginano per sé un destino di consiglieri a vita.

Fa piacere apprendere che il mestiere della politica genera tante soddisfazioni, tanto che chi lo pratica vorrebbe poterlo fare per sempre. Ironie a parte, siamo in presenza dell'ennesimo indizio di risorgenza della Casta, sempre più lesta e arrogante nel difendere gli interessi propri. Non serve sciorinare i livelli retributivi e il volume dei privilegi connessi alla carica di consigliere regionale, che è senza dubbio tra le cariche pubbliche meglio pagate, con il minor grado di responsabilità e di fastidi (il parlamentare nazionale paga la scocciatura di dover migrare verso Roma, per esempio). Va da sé che a questa condizione i consiglieri non vogliono rinunciare, non ammettono di dover abbandonare il Palazzo di piazza Oberdan dopo "appena" tre legislature. La norma attualmente in vigore, infatti, approvata nel 2007, pone un limite di tre legislature ossia al massimo 15 anni.

Dice l'avvocato Pedicini, patrocinatore della causa dei suoi colleghi di maggioranza, che tale limite rappresenta una ferita democratica, perché per i parlamentari non esiste alcun vincolo quanto al numero di candidature. Dice Pedicini che saremmo in presenza di una situazione anti-costituzionale. Ma ritengo di poterlo rassicurare su un punto: pare che i cittadini abbiano altri assilli, problemi più stringenti rispetto alla presunta anti-costituzionalità della norma da lui contestata. 

I cittadini hanno anzi a più riprese affermato, nel corso degli ultimi quindici travagliati anni, che vorrebbero un sistema politico-istituzionale più moderno e meno autoreferenziale. Basti ricordare al riguardo la sequela di referendum, dall'esito inequivocabile, che poi i signori del Palazzo hanno tradito, vilipeso, calpestato. Mi riferisco, per esempio e tra l'altro, alla legge elettorale attualmente vigente per la formazione del Parlamento, legge che è il trionfo del centralismo e della partitocrazia, avendo enormemente ridotto la facoltà di scelta dell'elettore.

Ebbene, il numero dei mandati al Consiglio regionale è banalmente uno strumento che induce al rinnovamento un sistema partitocratico sempre più chiuso, sempre più incardinato sul principio della conservazione (la selezione dei nuovi adepti avviene di fatto per cooptazione).

L'assemblea del parlamentino Friul-giuliano aveva avuto nemmeno due anni fa la capacità di darsi una serie di norme positive, che hanno scarsi eguali nelle altre Regioni italiane. Ci pensa oggi l'avvocato Pedicini a riportarci alla normalità. Sempre che nella maggioranza la Lega non faccia valere il proprio peso politico, ben visibile in tante altre occasioni, e non eserciti sul terreno della concretezza la sua asserita natura di movimento popolare e alieno alle logiche di Palazzo.

Ma i leghisti sapranno dire apertamente ai loro colleghi del Popolo della libertà che, dopo avere fatto il consigliere regionale per 15 anni, non è affatto disdicevole tornare a lavorare? Possibile poi che se ne resti zitto il presidente del governo regionale, Renzo Tondo, di norma assai sensibile agli umori dei cittadini?

Se non ci fosse altra prova d'appello, possiamo sempre pensare alla celeberrima gag di un film di Totò. Il principe De Curtis brandisce un megafono e urla: "Vota Antonio. Vota Antonio. Vota Antonio". Una campagna elettorale semplice e paesana. Antonio Pedicini, diversamente da Antonio La Trippa, non avrebbe nemmeno bisogno di farsi propaganda.

(Il Piccolo, 22 gennaio 2009)

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