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Immigrazione e insicurezza - 15 novembre, Caritas PDF Stampa E-mail
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PeggioreMigliore 

IMMIGRAZIONE LEGALITÀ ED INSICUREZZA: UNA QUESTIONE APERTA
-Il pensiero della Caritas diocesana-

    La Caritas diocesana, in un momento in cui l’allarme sociale nei confronti degli immigrati si è risvegliato in modo preoccupante, esprime innanzi tutto solidarietà nei confronti di ogni vittima di violenza, italiana o straniera, indipendentemente dal proprio status sociale e dalla nazionalità.

    La Caritas vuole altresì ribadire in modo deciso la sua posizione in favore dei più vulnerabili, in particolare delle vittime del traffico di esseri umani gestito dalla criminalità, delle vittime delle guerre in corso e delle condizioni di povertà dei loro paesi di provenienza e in favore delle persone straniere il cui progetto migratorio non è andato a buon fine.

    La Caritas sottolinea come, prima di tutto, il suo operato si svolga sempre a promozione della legalità. La formazione di nuovi cittadini rispettosi delle leggi italiane, per la Caritas inizia prima di tutto con l’esempio e poi con specifici interventi di ascolto e di accoglienza nei confronti dello straniero che alla Caritas stessa si rivolge.

    La Caritas agisce in collaborazione con le istituzioni, anche se spesso è chiamata ad affrontare situazioni di emergenza, frutto di una gestione incerta del fenomeno migratorio.
Creare allarmismo sociale nei confronti degli immigrati, amplificato da giornali e tv, secondo la Caritas, significa cavalcare un facile argomento che non costruisce alcun progetto per il futuro, ma, anzi, rischia di compromettere quella indispensabile cultura di nuova cittadinanza, fatta di scambi e incontri che dovrebbe caratterizzare una società come la nostra, destinata, inevitabilmente, ad essere pluri-culturale.

    Ecco i punti forti a cui la Caritas si attiene nel suo agire:

    1. Riscoprire i capisaldi della nostra cultura e della nostra storia, anche istituzionale, legata all’evoluzione dello stato di diritto ed al principio di laicità, alla partecipazione democratica, ai diritti umani, allo spirito di fratellanza con le altre nazioni europee, alla civiltà cristiana ed all’etica del lavoro. Tutto ciò per capire oggi più che mai chi siamo realmente, da dove proveniamo ed essere così in grado di trasmetterlo a chi viene da fuori.

    2. Responsabilizzare le varie forme organizzate di immigrati e dare voce all’immigrazione positiva. E’ opinione diffusa che, “se una persona viene da lontano per lavorare, rispettare le leggi e non creare problemi è ben accetta”. La maggioranza degli stranieri viene qui proprio con questa intenzione e caparbiamente supera innumerevoli difficoltà allo scopo di inserirsi bene nel nostro territorio. Questo dato però non fa notizia. Molti di questi immigrati hanno formato gruppi e associazioni spesso a matrice etnica. Occorre chiedere loro una mano, perché, oltre a curare gli aspetti culturali e gli interessi associativi, lavorino per favorire una positiva convivenza ed educhino alla legalità.

    3. Usare il buon senso per non confondere i problemi di convivenza, pur complessi, con le questioni legate all’illegalità e alle disfunzioni del sistema pubblico. Chi viola la legge deve sapere che incorre in sanzioni certe e, laddove occorre, severe, indipendentemente dal proprio status. Ma chi è maleducato va rieducato al rispetto dell’altro, prima di tutto con il proprio esempio, realizzando nuove opportunità di dialogo. Inoltre, se non vi è un adeguato governo dei flussi migratori e se permangono incertezze procedurali sulle regole stesse dell’immigrazione, è fuori luogo prendersela con chi lavora sul fronte squisitamente umanitario, è invece più utile spronare le istituzioni ad essere più efficienti, concretamente più prossime alle necessità dei cittadini.

    4. Rispondere al crescente bisogno di sicurezza con la Politica. Occorre proporre opportunità di rinnovamento sociale ed istituzionale, senza oscure paure, rispondendo ai problemi con nuove opportunità, nuove soluzioni. La politica non deve cedere alla preoccupazione collettiva, non può dire “non reggiamo più”, dovrebbe dire invece “ce la faremo perché abbiamo delle buone proposte costruttive”. 

    5. Dire la verità alla gente, cioè che si sta creando una società nuova. Bisogna rendere noto alla popolazione che le trasformazioni demografiche ed i flussi di migranti stranieri, più o meno regolati, inducono già da tempo e lo faranno sempre di più in futuro, grossi cambiamenti nella società locale sempre più plurale, nelle famiglie, nelle relazioni, nelle scuole, nelle fabbriche. Sono cambiamenti profondi ed irreversibili che non vanno subiti, ma richiedono un cambio proporzionale di mentalità e un investimento forte di risorse culturali, sociali ed economiche da parte di tutti.

    Questi temi saranno affrontati giovedì 15 novembre, alle ore 17.30, nell’Auditorium del centro attività pastorali di via Revedole n. 1, in un incontro destinato agli animatori delle Caritas parrocchiali ed operatori del settore.

    Parleranno di immigrazione Paolo Zanet, direttore della  Caritas diocesana, Michele Negro per l’Assessorato regionale all’Immigrazione ed Elisa Cozzarini, curatrice del libro “Confini/Migranti”, Aida Moro, responsabile Caritas dei progetti in favore delle donne vittime della tratta, che presenterà l’attività in merito ai programmi di assistenza ex art 13 L 228/03, DPR 237/05.

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