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"Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguire virtù e conoscenza"
Dante
L'artificio che usa Tubaro (Forza Italia) è sottile, ma a me non piace. Approfitta, infatti, di un vocabolo ambiguo: qualunquista. Si richiama a Guglielmo Giannini, paladino, negli anni Cinquanta, della teoria del "Qualunquismo", idea in base alla quale "l'uomo qualunque" era colui che non credeva nella contrapposizione partitica.
Nel tempo il termine "qualunquista" ha assunto un significato diverso, in senso fondamentalmente negativo, per cui è qualunquista chi agisce con pressappochismo e con insensibilità per gli interessi generali. E' evidente che non tutti conoscono il pensiero del Giannini, anzi, i più saranno indotti a collegare il termine al suo significato deteriore attuale. Ora, Tubaro, con il termine "qualunquista", intende connotare coloro i quali sostengono la Lista Civica, giocando sul doppio senso della parola: quindi sostenitori dell'idea civica sarebbero dei qualunquisti, ma non secondo l'accezione attuale, bensì in base a quella originaria in voga oltre mezzo secolo fa. In questo modo l’esponente forzista si tutela pure dal mio eventuale sentirmi offeso per l'uso di tale termine, magari giustificandosi a posteriori dicendo che intendeva la parola in senso solamente storico. Un po’ come se mi desse del "terrone", perché amo lavorare la terra.
L’ambivalenza dell’artificio mi pare una coperta troppo stretta per nascondere la realtà delle cose: ossia il fatto che egli ritenga che le persone che si impegnano nelle liste civiche siano i sostenitori dell'antipolitica e del qualunquismo (in senso attuale).
Probabilmente ha ragione e, per primo, mi auto-denuncio e critico il mio impegno per la Lista Civica "Cittadini Protagonisti", fondato in gran parte sulla delusione della politica dei partiti attualmente sulla scena. Accetto dunque l'etichetta "qualunquista" e vado a proporre una serie di cose "qualunque":
La sinistra ieri diceva che Berlusconi aveva portato l'Italia al tracollo.
La destra oggi dice che Prodi sta portando l'Italia al tracollo.
Quando la destra va in guerra, la sinistra si mobilita.
Quando la sinistra va in guerra, la sinistra non si mobilita.
La destra al potere aumenta le pensioni minime.
La sinistra liberalizza le professioni e le relative tariffe (politiche di destra).
Chi sta a destra s’atteggia a sinistra, chi sta a sinistra sembra, a volte, che voglia passare per destra.
O, magari più semplicemente, l'idealismo e l'ideologia non esistono più, ma l'azione di ognuno nasce dalla propria convenienza e dal tornaconto elettorale, non dal bene della collettività.
Sono idee "qualunque", le mie, ascoltabili in qualunque bar. Tempo fa mi auguravo che la situazione politica italiana fosse in un momento di transizione, ma, considerando che tale stato delle cose dura ormai da lunghissimo tempo, sono giunto alla conclusione che il qualunquismo sia in realtà connaturato alla partitocrazia. O che i partiti - magari non tutti, o meglio, non tutti con la stessa intensità - incarnino il qualunquismo. Qualunquismo inteso non solo in senso storico, ma con l'accezione attuale e spregiativa che il temine ha.
Ci sono cose che non capisco e che mi sembrerebbero essenziali. Vorrei essere contraddetto in modo da potere credere che le mie idee siano sbagliate.
Sconfortato dal mio non sapere trovare risposte, ho realizzato una specie di lista della spesa, un'intervista a distanza, in cui ho espresso alcuni dei molti dubbi che mi agitano e a cui cerco invano lumi.
Propongo una serie di quesiti a coloro i quali si riconoscono nei partiti e/o li rappresentano a livello locale, in modo da chiarirmi le idee e, così facendo, contribuire a chiarirle anche alle persone che vagolano, come me, nel dubbio. Mi spiace che di me si dica che sono un qualunquista e populista: accetterò, però, di venire smentito e smontato da una risposta.
Mi piacerebbe capire le DIFFERENZE SOSTANZIALI: mi aiuterebbero a capire e a scegliere, non in base a simpatie personali, amicizie, parentele, tornaconti, ma in base ad idee e principii.
PRIMO: il Centrodestra. Per cosa si caratterizzano e in cosa si differenziano, ideologicamente e programmaticamente, intendo, a Casarsa della Delizia le persone di Angioletto Tubaro (FI) e Venanzio Francescutti (Udc)? Se si presentano con due liste diverse, avranno idee diverse, no? Più in generale, vorrei che qualcuno mi spiegasse per cosa non sono la medesima cosa lo schieramento di Forza Italia e quello dell'Udc? Esiste davvero questa differenza? Io non la vedo e credo che la stragrande maggioranza dei casarsesi non la conosca, ma sarebbe interessata a conoscerla, a sapere in cosa consista realmente.
DUE: il Centro. Che cos'è l'UDEUR di Mastella? In cosa si distingue dall'UDC di Casini? O dall'Italia di Mezzo di Follini? Per quali a me misteriosi motivi questi partiti centristi pendono l'uno più a destra, l'altro più a sinistra? E perché, ad ogni refolo di vento, essi minacciano in modo ricattatorio di abbandonare i relativi baricentri?
TRE: la Lega. Mi piacerebbe capire come l'integralismo e la xenofobia della "Lega Nord per l’indipendenza della Padania" possano convivere con il conclamato cattolicesimo di AN-FI-UDC. Mi sono sempre chiesto cosa pensano i cattolici di questa anomala convivenza, il cui unico punto storico-ideologico in comune è, a mio avviso, l’antistoricismo militante di una certa idea delle Crociate. E come possono coabitare le anime di coloro i quali fischiavano l'inno ghanese durante l'inaugurazione del Centro di Seconda Accoglienza di Palazzo Brinis (realizzato anche coi voti FI e AN)? Come ne possono tollerare l'esistenza? Non mi si dica che l'essenza della Lega è il federalismo: da più di 15 anni hanno cavalcato l'idea federale, sono stati all'opposizione, al potere, hanno fatto cadere Berlusconi, sono ritornati con Berlusconi, avevano il potere e il tempo per farlo, ma del federalismo (a mio avviso un'idea interessante) nemmeno l'ombra. Ciò che finora si è visto è solo volgarità e xenofobia. Chi mi dice dove la collochiamo la Lega? Al centro, tra Mastella-Casini-Follini, o quindici metri più a destra di AN?
QUATTRO: la Destra. Chiedo che significato abbia scegliere di mettere sulla prima pagina del sito casarsese di AN il ritratto e una frase dello scrittore statunitense Ezra Puond, un convinto ammiratore del Fascismo, anche quello estremo e ferocemente anti-semita di Salò? Ho sempre stimato AN per una sorta di coerenza, di cui le do atto e che mi pare abbia saputo dimostrare più di altri, ma mi ha sempre fatto paura e ribrezzo l'idea che possa andare orgogliosa di ciò che ha rappresentato Mussolini per l'Italia e per il mondo. E mi domando perché AN e FI a suo tempo abbiano accettato di firmare un programma elettorale assieme alla stessa Lista Civica che ora aborriscono? Come spiegherà Frisulli (AN), anomalo sostenitore della creazione del Centro di Accoglienza per Immigrati di Brinis, l’attuale convivenza con Sirocco (Lega), che durante l’inaugurazione stava fuori a fischiare e a fomentare l’intolleranza paventando rischi e paure inesistenti?
CINQUE: la Margherita. Cambiano i colori, ma le cose mi sembrano speculari e simmetriche. Mi farebbe piacere ricevere da Renzo Colussi una delucidazione in merito a cosa significhi per lui essere della Margherita, per cosa si caratterizzi a Casarsa della Delizia la Margherita, per cosa si differenzi, ad es., dal "diessismo" di Novello e Ciol. Più in generale, credo che sarebbe importante che la gente di sinistra capisse, quando va alle urne, in cosa consista la differenza tra votare Ds o votare Margherita (anche se, a onor del vero, una parte significativa dei due schieramenti politici lavora apprezzabilmente - ma forse non a Casarsa - proprio per la nascita di un Partito Democratico unico che superi e contestualizzi le differenze).
SEI: il "tavolo delle sinistre". Vorrei che qualcuno facesse luce sul mio disorientamento e mi mostrasse, nelle cose concrete, nei progetti e nei programmi, in cosa consista la diversità tra la Margherita, i Democratici di Sinistra e l'Italia dei Valori (rappresentata localmente da Anilo Castellarin). E se non le diversità, almeno le affinità.
SETTE: i Comunisti. Sarò banale, rischierò di essere tacciato di conformismo, ma mi chiedo cosa vuol dire essere comunisti ora che è stato dimostrato che il Comunismo non funziona e non esiste più? Soprattutto: cosa significa essere comunisti a Casarsa della Delizia nel 2007?
OTTO: il cambio di casacca. Vi è qualcuno disposto a spiegare le ragioni di quel costume per cui i politici/partitici (che, a differenza di me "civico", sanno chi sono, cosa vogliono e dove vanno) sono così lesti a togliersi la casacca per indossarne una nuova e di altro colore? Non è forse questo becero qualunquismo? Non sono forse, anche nella nostra piccola realtà, le ragioni dell'opportunismo e del tornaconto personale molto più forti di quelle delle scelte e delle ideologie?
Queste sono le cose per le quali dico "no, grazie", e per ora declino l'invito a riconoscermi in un partito.
Voglio comunque essere chiaro. Il fatto che io non riesca per adesso ad identificarmici, non significa affatto che io li voglia demonizzare: solamente mi spiace che loro mi diano del qualunquista, quindi, è a loro che chiedo spiegazioni.
Nel frattempo porto avanti le mie idee, al di fuori di questi schematismi.
Non credo che per trovare la soluzione ai problemi ci possano/debbano essere mille soluzioni, di centro, di destra, di sinistra, di centrosinistra, di centrodestra, comuniste, leghiste… Di ragionevoli ve ne saranno tre/quattro al massimo.
Credo che sia possibile riunirsi attorno ad un tavolo, in cui ognuno possa dire in che diverso modo risolverebbe il problema del traffico nel Comune, oppure gestirebbe la raccolta differenziata e così via. Questa è - o dovrebbe essere - la politica. Quale diversa soluzione ideologica potrebbe più agevolmente rispondere a questi problemi? Quale sfumatura cromatica dovrebbe permettere di trovare la strada migliore? Almeno a livello locale, in cui tutto questo è possibile, credo si possa e si debba provare a farlo.
Per questo credo che il civismo non sia una scelta qualunque, ma anzi sia la più coraggiosa. E' davvero qualunquismo, il mio, credere che dinnanzi ai nostri problemi quotidiani, davanti alle sfide che attendono Casarsa e San Giovanni nei prossimi anni ci si possa mettere in più persone attorno ad un tavolo a discutere e riflettere e, usando un po’ di intelligenza e di fantasia, capire quale sia la migliore delle soluzioni?
Credo che, soprattutto a livello locale, se non tutto, almeno molto, possa essere affrontato con pazienza e buonsenso.
L'appartenenza all'uno o all'altro partito, in questo senso, mi sembra più di ostacolo che di beneficio.
Ciro Antonio FRANCESCUTTO
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