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La Casarsa del futuro: il cemento - 12 ott 11 PDF Stampa E-mail

Articolo 9 della nostra Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Nel corso del Consiglio Comunale di lunedì 3 ottobre 2011, il capogruppo della nostra Lista Civica ha chiesto che il nuovo Piano Regolatore Generale venga approvato dal Consiglio Comunale che sarà eletto tra pochi mesi e non dall’attuale Consiglio ormai prossimo alla scadenza. A questa richiesta si è opposto in maniera chiara l’Assessore all’Urbanistica Venanzio Francescutti che ha invece sostenuto che il nuovo Piano Regolatore “deve” essere approvato dal Consiglio Comunale in carica e ha fatto intendere chiaramente che il nuovo piano Regolatore dovrà prevedere altre aree edificabili in prossimità dei centri di Casarsa e di San Giovanni.

Noi ci opponiamo nella maniera più assoluta alla cementificazione delle ormai poche aree verdi presenti in prossimità dei centri di Casarsa e di San Giovanni !

Abbiamo più volte richiesto, restando inascoltati, che venga fatto un censimento degli appartamenti e più in generale di tutte le abitazioni non abitate presenti nel territorio del nostro Comune. Da nostre informazioni risulta inoltre che tra Casarsa, San Vito e Valvasone ci sono ben 2000 appartamenti non venduti! E allora per chi costruire ancora?

Alcuni dati possono servire per comprendere meglio le nostre posizioni. Negli undici anni dal 1991 al 2001 l’Istat registra in Italia un incremento delle superfici urbanizzate del 15% ben 37,5 volte maggiore del modesto incremento demografico degli stessi anni (0,4%) e nei successivi sette anni “l’incremento delle superfici edificate è stato del 7,8%”.
Ma vediamo qual è la situazione a Casarsa .

Il Comune di Casarsa ha a oggi 8585 abitanti, con una densità di 421 abitanti per Km2, quinta densità per Km2 della Provincia di Pordenone dopo Pordenone, Vajont, Sacile e Porcia.  In realtà la densità per Km2  è maggiore se teniamo conto che una parte del territorio del nostro Comune è occupato dalla Caserma Trieste praticamente disabitata.

Ma qual è stato l’andamento demografico a Casarsa negli ultimi 30 anni?
Nel 1980 Casarsa contava 7388 abitanti, nel 1990 gli abitanti sono 7679 di cui solo 25  extracomunitari.

Dal 1996 “scoppia” il fenomeno immigrazione, gli abitanti sono 7984 e gli extracomunitari 105.

Nel 2000 gli abitanti sono 7984 e gli extracomunitari sono 340.

Nel 2005 gli abitanti sono 8224

Infine nel 2011 gli abitanti sono 8585 di cui 1013 extracomunitari.

Da questi numeri si comprende come, senza gli extracomunitari gli abitanti a Casarsa sarebbero 7572 quindi praticamente quasi gli stessi di 30 anni fa (erano 7388).

Ora il Piano Regolatore attualmente in vigore prevede già un ipotetico aumento della popolazione di Casarsa di circa 500-600 persone (circa 9200 abitanti).

Ma allora che senso ha creare nuove aree edificabili a scapito di aree verdi se di fatto la popolazione è la stessa di 30 anni fa?

A nostro avviso non vi è alcun senso se non quello di fare semplicemente della speculazione edilizia a scapito della qualità della vita del nostro paese.

Come abbiamo già detto ci opporremo con tutte le forze  all’approvazione di un nuovo Piano Regolatore Generale che preveda la creazione di altre aree edificabili prima che quelle già esistenti siano state utilizzate e pensiamo di organizzare una assemblea pubblica per illustrare alla gente la nostra posizione e per proporre eventualmente una raccolta di firme.

Concludiamo con le parole del Presidente Americano Roosevelt che si ispirò a un principio formulato da Gifford Pinchot (che sarebbe diventato il primo capo dell’United States Forestry Service): “conservare vuol dire il maggior vantaggio per il maggior numero possibile di cittadini, quanto più a lungo possibile” e lo commentò con queste parole:
il criterio del “maggior numero possibile” deve applicarsi all’intero svolgersi del tempo e in esso noi, che siamo vivi oggi, non siamo che una frazione insignificante. Abbiamo il dovere di rispettare l’insieme degli uomini, specialmente le generazioni non ancora nate; dobbiamo quindi impedire che una minoranza priva di principi distrugga un patrimonio che appartiene alle generazioni che verranno. Il movimento per la conservazione dell’ambiente e delle risorse naturali è essenzialmente democratico per spirito, finalità e metodo.

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