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Pillola del giorno

"La gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare." Alessandro Baricco

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Donne e violenza - 27 gen 11 PDF Stampa E-mail
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La sera del 13 gennaio si è tenuto l'incontro sulla violenza contro le donne organizzato dalla lista civica Cittadini Protagonisti, che ha avuto un'ottima risposta di pubblico.
Sono intervenute la dottoressa Patrizia Romito, docente di Psicologia dell'Università di Trieste, la dottoressa Daniela Gerin, ginecologa e Responsabile del territorio per la salute di donne, minori e immigrati (ASS di Trieste), la dottoressa Lucia Beltramini, ricercatrice di Psicologia dell'Università di Trieste e la dottoressa Maria De Stefano, presidentessa del Centro Anti-violenza “Vocedonna” di Pordenone.
Le relatrici hanno cercato di offrire una panoramica sulle dimensioni del problema (la violenza rappresenta la prima causa di morte per le donne tra i 14 e i 50 anni, più di incidenti stradali e tumori) e anche sul gap che si riscontra tra la percezione comune e la realtà raccolta da ricerche sul tema. Basti pensare, ad esempio, al modo in cui si dà - giustamente - risalto a fatti di cronaca come stupri occasionali mentre i casi di violenza consumata all'interno delle famiglie, anche quando giungono a epiloghi drammatici, sono piuttosto etichettati come “raptus di follia” o “momenti di incontrollabile ira”, relegando così l'accaduto alla storia di quella particolare famiglia o di quell'uomo. In questo modo si evita una riflessione profonda sul problema, non si accetta che faccia purtroppo parte del nostro tessuto sociale.
Sono molti, infatti, i pregiudizi radicati in tutti noi sulla violenza, anche fra i giovanissimi, come emerso dalla ricerca presentata dalla dottoressa Beltramini: spesso si pensa che la violenza sia provocata dalla stessa donna, che possa succedere solo ad alcune, che in fondo “lo volevano anche loro”. Poi c'è il mito dell'incontrollabile istinto sessuale dell'uomo, l'idea che la ragazza sia “tenuta” a concedersi al proprio partner anche controvoglia, la giustificazione dell'alcool...tutti stereotipi che contribuiscono a far sentire la vittime colpevoli, biasimate invece che aiutate e capite nella loro sofferenza.
Esiste inoltre una relazione tra violenza domestica sulla madre e abuso sessuale sui minori: quando anche la madre è maltrattata, è più probabile che avvengano abusi sessuali paterni (incesto), e secondo l'Unicef tra il 40 e il 60% dei mariti violenti è violento (violenze fisiche, psicologiche, sessuali) anche con i bambini, senza che ciò sia rilevato (Edleson, 1999, sintesi da 60 studi; Unicef, 2003). La violenza domestica induce sofferenza nelle donne che l’hanno vissuta e può ridurre temporaneamente la capacità delle madri di prendersi cura dei bambini.
La professoressa Romito ha aperto la discussione ricordando l'ennesimo recente caso di cronaca -passato in sordina- di una giovane ragazza uccisa dall'ex compagno che non si rassegnava alla fine della loro storia: purtroppo in Italia epiloghi di questo genere si consumano troppo spesso.
Ogni 15 giorni sono 3 le donne uccise dalla violenza, c'è poco da minimizzare.
Da un'indagine Istat del 2006 emerge che l'autore della violenza solo nel 2,3% dei casi è uno sconosciuto, mentre nella stragrande maggioranza degli episodi è perpetrata da conoscenti:
- marito o convivente 61,7%
- ex compagno 22,9%
- fidanzato 2,3%
- parente 2,3%
- figlio 2,3%
- conoscente 2,3%
- sconosciuto 1,7 %
- violenza di gruppo 0,5%

La violenza di genere, come hanno ricordato le relatrici, storicamente non è stata considerata un disvalore, la reificazione della donna ha origini lontane, anche se negli ultimi anni abbiamo assistito a un peggioramento della situazione, con un'immagine di donna-oggetto proposta insistentemente dalla televisione e dalla pubblicità. A questo proposito la professoressa Romito ha denunciato la trovata pubblicitaria dei Conciatori toscani: un calendario con 12 foto, firmate Oliviero Toscani, di pubi di donna con tanto di notevole commento,“vera pelle conciata al vegetale” ...
Peraltro nel nostro ordinamento alcune norme palesemente maschiliste sono state abrogate piuttosto recentemente: la contraccezione fino al 1971 e l'aborto fino al 1978 erano considerati reati penali contro la razza, fino al 1975 l'uomo poteva impedire alla donna di lavorare, il delitto d'onore e il matrimonio riparatore sono stati abrogati solo nel 1981. Sono del 1993 le ultime sentenze basate sul riconoscimento dello ius corrigendi, e la legge che ha reso lo stupro un delitto contro la persona e non più “contro la morale e il buoncostume” è del 1996.
Pensiamo poi che l'eccezione coniugale per lo stupro è rimasto in vigore fino al 1997 in Germania e al 1994 in Gran Bretagna, mentre negli USA è tuttora vigente.
E sembra impossibile che in Svizzera il diritto di voto sia stato esteso alle donne solo nel 1971!!
Nel nostro Paese il 20-30% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali, nell'80% dei casi da un aggressore conosciuto. In questi casi, la violenza psicologica è sempre presente ( riportata nel 100% dei casi), la violenza fisica nel 75%, quella economica nel 60%, lo stalking nel 35%, la violenza sessuale nel 13%.
Mentre si registra una diminuzione degli omicidi, il trend degli omicidi della donna da parte del compagno è in aumento: nell'anno 2007 le vittime sono state 147 (in Spagna nello stesso anno è stata promulgata una legge sulla violenza di genere dopo la registrazione di 97 omicidi di donne).
Le ripercussioni fisiche e psichiche sulla salute sono molte e gravi, infatti secondo l'OMS la donna che ha subito violenza utilizza tre volte di più i servizi sanitari e ha tra l'altro un rischio 26 volte maggiore di tentare il suicidio.
Nel 2002 sono apparsi 10 articoli su questo tema sul Lancet, con una frequenza paragonabile agli articoli sul cancro alla mammella.
Vista la grande influenza sulla salute, la dottoressa Gerin ha evidenziato la centralità della figura del medico nell'affrontare i casi di violenza: in quanto operatore sanitario dovrebbe sempre chiedere alle donne durante le visite se hanno avuto episodi di violenza, ponendo la domanda in maniera professionale, astenendosi da qualsiasi giudizio e senza paura delle responsabilità, in quanto rappresenta un punto di riferimento per accompagnare la donna nel suo iter di uscita dalla violenza.
Per quanto riguarda le attività del Centro Anti-violenza di Pordenone la presidentessa De Stefano ha fornito alcuni dati aggiornati al 2010: i colloqui effettuati dal 01/01/2010 al 31/12/2010 sono stati 368, i contatti 154, di cui il 66% da parte di donne italiane e il 34% di straniere.
Le donne accolte nelle case sono 14, fra le quali 12 sono le straniere e 2 le italiane: questo dato non deve sembrare contraddittorio rispetto al precedente, in quanto le migranti non hanno una rete amicale e di parenti a sostenerle, e si rivolgono quindi più spesso rispetto alle italiane al servizio di rifugio.
I minori accolti sono 16, di cui 15 sono stranieri.
Le operatrici del centro operano secondo principi di base, offrendo completa fiducia alla donna che si rivolge al Centro e lasciando a lei la completa facoltà di decidere della propria vita: fondamentale è infatti che la donna si riappropri completamente della propria esistenza e che ritrovi in se stessa la forza necessaria ad affrontare tutte le difficoltà che le si porranno davanti.
Speriamo davvero che questa iniziativa, per quanto piccola, abbia svelato una realtà poco conosciuta nelle sue reali proporzioni, e possa aver fatto nascere una certa sensibilità nei partecipanti.

Colgo l'occasione per ringraziare Eleonora Castellarin e Mirco Scussolini per la creazione del volantino per l'evento!

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