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Credo che la politica non sia la degenerazione che si vede quotidianamente in TV o nei giornali: i partiti sono diventati dei contenitori in cui i migliori difficilmente emergono ed in cui gli interessi personali vengono prima di quelli della collettività. Non credo si possa “scendere” in politica (compiendo un passo verso il basso), ma immagino l’entrare in politica come un “salire”, un prendersi un impegno verso gli altri, un mettersi al servizio per la propria comunità. Nella mia vita non sono andato molto lontano, ma la strada che ho percorso l’ho percorsa con le mie gambe: ciò mi permette di sentirmi libero di dire ciò che penso, di non essere ricattabile da qualche “benefattore”, di non dover rendere la mia “carriera” ostaggio della politica. Ciò mi basta per essere contento.
Svolgo con passione il mio lavoro in ospedale ed in un’attività privata che ho da tempo intrapreso; nel tempo libero sono impegnato in iniziative di promozione della salute; faccio sport anche per testimoniare che una regolare attività motoria ed un corretto stile alimentare prevengono e talora curano le malattie; convivo con Francesca, con cui ho costruito una famiglia (illegittima!) con bambini piccoli, di cui mi prendo cura con assoluta passione; assieme alla mia famiglia ho piantato un bosco di 600 alberi per sdebitarmi con l’ambiente delle emissioni atmosferiche legate alle abitudini di vita mie e dei miei familiari. Vorrei avere un bilancio in pari con la natura e per questo ho una casa quasi totalmente autonoma dal punto di vista energetico.
Ho votato per la prima volta dopo il crollo del muro di Berlino, anche per questo credo che sinistra o destra siano parole emarginate dalla storia: ho sempre votato prima per le persone, che per i loro partiti.
Credo che parole come “destra”, “centro” o “sinistra” siano fuori dal tempo: soprattutto a livello locale sono le persone a fare la differenza.
I partiti sono una cosa strana: se non sei con loro e ti dici civico sei un qualunquista ed un populista privo di idealità, coerenza e visione politica. Poi guardi cosa succede a livello nazionale e vedi che il PDL e l’UDC sono nemici, mentre qui da noi sono amici. Passa un anno e da nemici diventano amici a Roma, addirittura con l’aggiunta di un nemico storico, ora amico: il PD. Guardo i Comuni che ora vanno al voto e vedo che le alleanze tra partiti di “destra” “centro” e “sinistra” sono tra le più anomale. In molti abbassano le bandierine colorate ed innalzano un logo civico. Per non parlare dei molti eletti in un partito e poi saltati su un altro carro più av/vincente. Non credo che questa partitocrazia possa venire a fare la moralina proprio a noi cittadini che ci organizziamo senza ricevere finanziamenti pubblici per contribuire a rendere migliore il luogo ove viviamo.
Non mi riconosco in nessuno degli attuali partiti che hanno portato alla rovina l’Italia: apprezzo l’opera dei tecnici che stanno cercando di risistemarla.
Tra le priorità che ritengo la politica dovrebbe affrontare vi è la riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle Province, la fusione dei piccoli Comuni, la modifica della legge elettorale in modo che il cittadino possa scegliere la faccia di chi vuole che lo rappresenti, la limitazione dei mandati elettorali, la rifondazione della giustizia, la risoluzione del conflitto di interesse.
Credo che in questi tempi di crisi, la politica debba occuparsi principalmente a sostenere il più possibile il mondo del lavoro, quale motore del benessere sociale.
Mi ritengo tecnico, moderato e radicale: credo nel contributo degli “esperti in materia” per giungere alla migliore delle scelte possibili, credo che posizioni estremiste ed ideologizzate siano inutili, infine credo che per essere credibili sia necessario essere testimoni con i fatti delle proprie parole.
Credo che la sanità e l’istruzione debbano essere pubblici: non credo nella sanità appaltata ai privati con i soldi pubblici.
Credo che i grossi sprechi di soldi pubblici nella nostra regione riguardino i doppioni quali le neurochirurgie e le cardiochirurgie (perché costano ciascuna quanto un piccolo ospedale e per una qualità di prestazione è necessaria la centralizzazione di questi servizi in modo di avere casistiche più ampie), le facoltà universitarie doppie di Udine e Trieste, l’antistorico insegnamento della lingua friulana.
Tengo i miei risparmi in Banca Etica, perché investe il denaro nel credito a persone e imprese, anziché nelle speculazioni finanziarie, che ci hanno portato al collasso.
Credo nella meritocrazia, ampiamente disattesa e soverchiata dal sistema delle raccomandazioni.
Credo che i partiti invadano troppi campi e non sopporto la lottizzazione dei posti strategici: è controproducente che un dirigente venga nominato non in quanto migliore nel suo campo, ma perché con la tessera giusta.
Ritengo antistorica ed inutile la contrapposizione tra le classi sociali: stimo i lavoratori onesti ed attaccati al valore del lavoro, disprezzo gli imboscati e i parassiti; conosco ed ammiro gli imprenditori che si fanno in quattro per salvare i propri dipendenti; mi infastidisce vedere delocalizzare per risparmiare e guadagnare con la povertà altrui; non stimo chi si arricchisce col lavoro nero.
Non credo sia corretto contrapporre i lavoratori del pubblico con quelli del privato: la distinzione più rilevante è tra lavoratori con posto fisso e quelli a tempo determinato e precari. Resta il fatto che la differenza ancor più importante rimane quella tra onesti ed approfittatori.
Ho un’attività privata, in cui emetto la ricevuta al 100% degli utenti: credo che le tasse siano troppe, ma che l’unico modo per iniziare a ridurle sia farle pagare a tutti.
Capisco se gli attuali partiti hanno fatto passare la voglia di andare a votare, ma credo non sia giusto rinunciare soprattutto nei confronti di chi ha conquistato questo diritto col sangue: non votare è una scelta di indifferenza e di qualunquismo, di chi si rassegna e delega la scelta agli altri. Significa non partecipare e non prendersi a cuore il mondo che ci circonda, caratteristiche in cui non mi identifico.
Credo che la ragionevolezza ed il buon senso bastino per trovare le scelte migliori a rendere la città a misura d’uomo.
Credo che un’alleanza tra la nostra lista civica e la lista di centrosinistra si possa fare non tanto perché di “centrosinistra”, ma in quanto fatta tra persone ragionevoli.
Personalmente sono sempre stato contrario a questa opzione, ma correre da soli come già nel 2007 avrebbe significato perdere, quindi rinunciare di poter incidere sulla realtà in cui viviamo ed inoltre riconsegnare il Comune alle persone che lo hanno fatto stagnare per gli ultimi 5 anni: sono queste le ragioni per cui sono d’accordo con questo accordo elettorale locale basato su programma e persone, che è altra cosa rispetto un’alleanza politica.
Queste sono le principali ragioni per cui faccio parte dell’unica lista realmente civica presente a Casarsa (non ritengo civico chi si propone come tale pur avendo la tessera del partito in tasca) e che ti invito a scegliere.
Ciro Antonio Francescutto |