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In un mondo ideale sarebbe giusto boicottare i dittatori o i regimi in cui vengono calpestati i diritti civili, ma purtoppo la realpolitik impone a volte inevitabili compromessi.
Il comportamento imbarazzante in diplomazia estera tenuto da Berlusconi con Gheddafi supera di molto anche il più elastico dei concetti di compromesso ed è possibilmente foriero di conseguenze nefaste per l’Italia.
Altro è mantenere un rapporto con un dittatore per preservare le relazioni commerciali con il suo paese, altro è baciargli la mano, altro è farlo entrare in una propria università per tenere una lezione, altro è avere acconsentito per ben due volte alla sua richiesta di radunargli 500 giovani e belle ragazze (pagamento a cura del contribuente) per un incontro culturale sull’Islam a casa nostra.
Queste le parole che il nostro governo ha accettato che il matto sentenziasse dinnanzi le vergini: “Gli Stati Uniti sono terroristi come Bin Laden, hanno fatto dell'Iraq un Paese islamico e le dittature non sono un problema se fanno il bene della gente” … “quale differenza c'è tra l'attacco degli americani nel 1986 contro le nostre case e le azioni terroristiche di Bin Laden?” ed ancora “l'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa”.
Dove sono le parole sdegnate di Maroni, difensore dell’Occidente? Dove quelle del vociante patriota La Russa? Loro e gli altri hanno permesso, taciuto ed ingoiato l’ingoiabile.
Altro è infatti il tardivo ma giusto riconoscimento che la Libia sia stata colonizzata a forza e a torto dal fascismo e chiederne scusa, altro è aver consentito a questo crudele pagliaccio di stabilirsi per eseguire le sue kermesse con tenda e cammelli nel centro a Roma, simbolicamente cuore d’Italia.
Siamo stati ridicolizzati per l’ennesima volta agli occhi della diplomazia mondiale per avere ricevuto in pompa magna questo premier, che fin dagli anni ‘80 era considerato un terrorista tra i più pericolosi. Pur essendo ritenuto responsabile di gravissimi attentati dall’Occidente, la sua pericolosità è stata in seguito ridimensionata per la sua pochezza: come si ridimensiona quella di una macchietta che inciampa su se stessa, come si considera un sovrano riccone dedito a cocaina e donnine, il cui stravagante look e la sua facies parlano da sole.
Che riconciliazione avrà immaginato possibile Berlusconi con questo malato psichiatrico che dal 1970 ogni 7 ottobre celebra il “giorno della vendetta”, in ricordo del sequestro di tutti i beni e dell’espulsione di 20.000 coloni italiani?
Sciagurata infine anche la scelta della facoltà di giurisprudenza di Sassari con l’approvazione della proposta formale di assegnare la laurea honoris causa in giurisprudenza al cocainomane libico: molto più appropriata la definizione dei radicali, che protestando l’avevano definita "horroris causa”
Ora a capitolazione in corso, Berlusconi dice di non chiamare per “non disturbarlo”, quello stesso amico libico sceso a Roma con appuntata sulla divisa militare una foto dell’eroe della resistenza libica antitaliana Omar al-Mukhtar (sic!!!)
Sei mesi fa Gheddafi era in Italia col suo circo per festeggiare celebrare il secondo anniversario della firma del “Trattato di amicizia fra Italia e Libia”: dopo una settimana dallo scoppio della guerra civile contro il regime in Libia, nella sua prima apparizione televisiva per smentire voci circa la sua fuga, chi ha accusato Gheddafi in primis di avere fomentato la rivolta? Gli USA e … l’Italia! Quando si dice una solida e duratura amicizia...
Ora i problemi paventati dalla nostra diplomazia sono quelli dei possibili flussi migratori in Italia, dell’aumento del prezzo del greggio e dall’ascesa di gruppi jihadisti al potere in Libia.
Credo che lo sciagurato comportamento di Berlusconi, che da un lato si scusava per il duce che aveva invaso la Libia e dall’altro sosteneva l’attuale duce che comandava in Libia, potrà essere causa non solo e non tanto dei tre problemi di cui sopra, ma soprattutto della perdita di credibilità che il suo entusiamo (unico tra i leader occidentali) per Gheddafi non sarà un buon biglietto da visita per la classe dirigente che si instaurerà dopo il dittatore.
Non credo che l’imminente voltafaccia e la salita dell’Italia sull’ennesimo carro del vincitore faccia passare inosservato il comportamento -non solo filo-Gheddafi ma di sponsor con entusiastica amicizia- tenuto da Berlusconi fino una settimana fa.
Credo invece che proprio per queste ragioni i numerosi e importanti interessi economici delle imprese italiane in Libia verranno per contrappasso messe in forte discussione, proprio grazie all’entusiamo mostrato dall’Italia per il tiranno che vanno a far capitolare.
Ciro Antonio Francescutto |