3.gif
3.gif
3.gif
2.gif
2.gif
Home
Home
Giuliano Ferrara - 24 febbraio 08 PDF Stampa E-mail

   

    Giuliano Ferrara (Roma, 7 gennaio 1952) è un giornalista e conduttore televisivo italiano. Dopo esperienze politiche nel PCI e nel PSI, ora milita nell'area del centro destra.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

     Biografia

    L'inizio nel Partito Comunista

    Figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara (per molto tempo segretario particolare di Palmiro Togliatti e poi direttore de L'Unità), si avvicinò alla politica da contestatore "sessantottino" (partecipò infatti agli scontri di Valle Giulia, primo atto della contestazione studentesca italiana).

    In questo periodo ebbe anche un'esperienza nel mondo dello spettacolo, come corista nella prima opera rock realizzata in Italia, Then An Alley di Tito Schipa Junior (su musiche di Bob Dylan).

    Nel 1973 diventò "responsabile fabbriche" del PCI a Torino, e scrisse sul quindicinale Nuova società. In seguito diventò capogruppo del partito sempre a Torino, a fianco del giovane Piero Fassino.

    Nel 1983 abbandonò il PCI per protesta contro la decisione del partito di non dedicare un concerto alle vittime del massacro di Sabra e Shatila. Iniziò a lavorare a L'espresso, occupandosi, spesso in modo critico del suo ex-partito. Conquistò così la simpatia del Presidente del Consiglio e segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.

    Il passaggio al PSI 

    Iniziò a lavorare per il Corriere della Sera, firmando gli articoli con lo pseudonimo "Piero Dall'Ora" e creando la rubrica "Bretelle rosse". Contemporaneamente, su indicazione di Craxi e Claudio Martelli, entrò nella redazione di Reporter, giornale d'inchiesta di area socialista diretto dai due ex-leader di Lotta Continua, Adriano Sofri e Enrico Deaglio.

    Per sua ammissione, in questo periodo è confidente retribuito della CIA. Egli stesso sostiene di considerare lauto il compenso che avrebbe ricevuto per le prestazioni informative, e giudica che l'incarico di informatore fosse compatibile con la professione di giornalista. Per quanto sia stato avanzato il dubbio sulla veridicità di questa collaborazione (taluni sostengono che il giornalista intendesse attrarre con quella notizia attenzione su di sé), Ferrara continua a sostenere che il suo racconto sulla collaborazione con la Central Intelligence Agency è del tutto veritiero. L'Ordine dei Giornalisti non ha preso provvedimenti sul caso, come si vede nel sito stesso dell'ODG (pagina relativa).

    Iniziò a condurre su RaiTre Linea Rovente e poi su RaiDue Il testimone. In seguito si trasferì alla Fininvest, dove condusse su Canale 5 Radio Londra (passato poi su Italia 1), L'istruttoria e Il gatto, da cui, dopo lo scoppio dello scandalo politico-giudiziario Tangentopoli, esprimerà le sue posizioni, da lui definite "garantiste", ma in ogni caso assai critiche nei confronti delle inchieste delle Procure. Nel 1992 con la moglie Anselma Dell'Olio ideò la trasmissione "Lezioni d'amore", incentrata sul sesso e ispirata idealmente al film "Comizi d'amore" di Pierpaolo Pasolini. Dopo alcune puntate il programma venne interrotto, pare per pressione di alcuni deputati democristiani su Silvio Berlusconi.[citazione necessaria]

    In occasione delle Elezioni europee del 1989, venne eletto europarlamentare del PSI.

    Ministro del Governo Berlusconi I e la nascita de "Il Foglio" 

    Con l'ascesa di Silvio Berlusconi e di Forza Italia, Ferrara decise di lasciare, assieme a molti compagni di partito, un PSI ormai in disfacimento. Divenne Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi.

    Nel gennaio del 1996 fondò il quotidiano Il Foglio (edito dall'omonima cooperativa editoriale della quale fa parte Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi) di cui è ancora oggi direttore.

    Scherzando sul fatto che la proprietà del giornale viene sempre attribuita alla moglie di Berlusconi, Ferrara si è definito sarcasticamente una volta un berlusconiano «tendenza Veronica» per andare contro «questo malvezzo sciocco usato per degradare il Foglio».

    Su questo giornale esprime posizioni definite neoconservatrici. È un sostenitore del centro-destra, e poi del secondo governo Berlusconi, anche se in maniera talvolta critica.

    Su Il Foglio si batte anche a più riprese per la concessione della grazia ad Adriano Sofri.

    Nel 1996 è per alcuni mesi direttore del settimanale Panorama, incarico che svolge senza lasciare la direzione de Il Foglio.

    Candidato per Forza Italia e la Casa delle Libertà alle elezioni politiche suppletive (per il posto vacante del collegio elettorale del Mugello, in Toscana) per il Senato del 9 novembre 1997, venne sconfitto dall'ex-pm simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, candidato dell'Ulivo.

    Recentemente ha iniziato una campagna su Il Foglio per una moratoria all'interruzione volontaria della gravidanza, denominata Pena d'Aborto.

    Otto e mezzo 

    A partire dagli eventi dell'11 settembre 2001, le sue posizioni hanno una svolta antilaicista e socialmente conservatrice: lui, dichiaratamente non cattolico, sostiene la necessità del rafforzamento dei valori giudaico-cristiani come baluardo dell'Occidente di fronte al pericolo crescente dell'estremismo islamico.

    Oltre a dirigere Il Foglio conduce su LA7 la trasmissione Otto e mezzo di cui è anche autore: prima affiancato da Gad Lerner, poi da Luca Sofri, in seguito da Barbara Palombelli, giornalista del Corriere della Sera, e quindi da Ritanna Armeni, giornalista di Liberazione. Nel 2005 nella conduzione della trasmissione è ancora affiancato da Lerner che dopo poche puntate lascia per dedicarsi al suo programma L'infedele. A sostituirlo è ancora Ritanna Armeni che è l'attuale co-conduttrice del programma. Ferrara ha decisamente criticato nel rovente editoriale "Destra Cialtrona" il Governo Berlusconi per non aver mai concesso la grazia ad Adriano Sofri.

    Ha recentemente pubblicato una raccolta di saggi dal titolo: Non dubitare. Contro la religione laicista (Edizioni Solfanelli, Chieti, 2005).

    Il 7 luglio 2006 è stato condannato in primo grado per diffamazione ai danni dei giornalisti de L'Unità e al risarcimento di 135 mila euro. Nel corso di una trasmissione di Porta a Porta del 2003, in una discussione sulla giustizia disse: «No, no, non è un giornale libero, credo che l´unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida!» [1] [2].

    All'elezione del Presidente della Repubblica italiana 2006 Giuliano Ferrara ha ottenuto 8 voti al primo scrutinio, 9 voti al secondo, 10 voti al terzo e 7 voti al quarto e ultimo scrutinio che ha eletto Giorgio Napolitano al Quirinale. Sull'elezione del nuovo Capo dello Stato si era schierato col Foglio affinché venisse eletto Massimo D'Alema, che lo ringraziò per l'impegno profuso[3].


     Posizioni politiche 

     Politica interna 

    Figlio di un dirigente comunista, Ferrara fu inizialmente sessantottino, quindi dirigente del PCI a Torino negli anni '70. Abbandonò quindi il partito per diventare craxiano negli anni '80. Nel 1992, quando scoppiò lo scandalo di Tangentopoli, si schierò vicino alle posizioni garantiste criticando con forza l'operato dei giudici. Da quel momento condusse un'ininterrotta battaglia contro le inchieste della magistratura in politica, favorevole ad una "soluzione politica" di Tangentopoli. Dal 1994 appoggia Silvio Berlusconi, prima come ministro e poi come giornalista.


    Libertà individuali 

    Dopo aver avuto idee liberali al momento della sua vicinanza con il PSI, Ferrara (pur rimanendo non credente) assume una posizione più vicina a quella della Chiesa Cattolica in alcuni temi come il sostegno delle radici cristiane, della famiglia in senso classico e dei diritti del concepito. Si schiera a favore dell'astensione nei referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno 2005.


    Politica estera

    Ferrara ha appoggiato dagli anni '90 tutti gli interventi militari degli Stati Uniti, a partire dalla Prima guerra del Golfo. All'inizio del 2003, in un editoriale del Foglio, appoggiò le iniziative militari USA in Iraq, che culminarono con l'invasione decisa dalla presidenza Bush senza aspettare la votazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, voce quasi isolata tra gli appelli contrari alla guerra scritti dai direttori dei maggiori quotidiani italiani.


    Ferrara e i neoconservatori statunitensi 

    Il dibattito culturale sul Foglio spesso è finalizzato a far conoscere al pubblico italiano le posizioni dei neoconservatori statunitensi. Per questo Giuliano Ferrara viene spesso citato come il principale esponente italiano di questo movimento. Questa identificazione tra l'ideologia del Foglio (e del suo direttore) e l'ideologia dei neoconservatori statunitensi è giustificata dal fatto che Giuliano Ferrara è stato uno dei primi studiosi italiani del filosofo della politica Leo Strauss, noto negli Stati Uniti come ideologo del movimento neoconservatore. Di interesse è anche la posizione assunta da Ferrara in difesa dei valori tradizionali del cristianesimo come elemento necessario di coesione sociale per la civiltà occidentale liberale e democratica. Questa posizione lo fanno annoverare come principale esponente dell'ideologia politica cristianista.

    Religione e "ateismo devoto" 

Ferrara è stato annoverato tra gli atei devoti (cioè tra gli esponenti dell'ideologia detta cristianismo) In una recente intervista però ha detto di sé di non essere cattolico ma di essere filosoficamente su posizioni teiste e quindi di credere in un Dio personale. [10]


    Sanremo 2002 

    Durante la 52esima edizione del Festival di Sanremo, per la quale era previsto uno sketch comico di Roberto Benigni nella serata finale, Giuliano Ferrara fece montare una polemica contro il famoso comico, asserendo che nel caso in cui fosse salito sul palco, egli sarebbe stato in prima fila a "tirargli uova marce". Quando Benigni vide che, ovviamente, Ferrara non era presente, ipotizzò che Ferrara fosse partito per Sanremo, ma che fosse tornato indietro dopo essersi mangiato le uova per strada.


    Critiche 

    Ferrara ha sostenuto più volte di aver abbandonato l'ideologia comunista "in tempi non sospetti", cioè prima della caduta del Muro di Berlino. Alcuni osservatori hanno sostenuto che le sue posizioni politiche siano invece state dettate da convenienza[4].

    Le posizioni in politica estera ed in materia giudiziaria hanno suscitato diverse critiche: Ferrara è stato spesso bersaglio della satira, a partire dal settimanale Cuore, fino agli spettacoli di Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti. In tutte le rappresentazioni satiriche, oltre a prendersi gioco della sua mole, lo si schernisce per la sua tendenza a cambiare troppo spesso appartenenza politica, facendo intravedere una logica di interessi quale motivazione principale dei suoi salti dalle file di un partito ad un altro.

    L'8 dicembre 2007 Giuliano Ferrara è stato citato in un monologo di Daniele Luttazzi durante la trasmissione Decameron in onda sull'emittente televisiva La7. Luttazzi ha detto che per sopportare la visione delle atrocità della guerra in Iraq pensa "a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta"
A seguito di quest'episodio, l'emittente ha sospeso il programma condotto dal comico.

Fonte: www.wikipedia.it

 

Video informazione - 20 aprile 08 PDF Stampa E-mail

    Clicca sul link e guarda il video: http://it.youtube.com/watch?v=sX2ciyGW16o

    Alexander Stille (New York, 1957) è un giornalista e scrittore statunitense. 
    È autore di diversi articoli e libri, incentrati principalmente su soggetti della politica e della società italiana, e in particolare su temi di mafia. 
    Collabora con diversi giornali statunitensi -in particolare The New Yorker e il The New York Times- ed è corrispondente per alcuni giornali italiani, fra cui il Corriere della Sera.
    Alexander Stille attualmente vive a New York, ed è professore di giornalismo presso la Columbia University.

Il tempo del cavaliere - 26 aprile 08 PDF Stampa E-mail

                                                                                                                                                                                        Il tempo, il problema per Sivio Berlusconi è il tempo. Ad appena dieci giorni dalla grande vittoria elettorale del Cavaliere, la luna di miele tra il premier in pectore ed il Paese rischia già di stemperarsi. Ieri il leader del Pdl si è presentato con Gianni Letta al Quirinale e ha chiesto al presidente Giorgio Napolitano il permesso di aumentare il numero dei ministeri rispetto al massimo di 12 previsto dalla nuova legge.

    Berlusconi sa benissimo che si tratta di un pessimo segnale per il suo elettorato che si attendeva da lui chiari provvedimenti anti-casta. Ma i partiti che sostengono la sua maggioranza, anche se abilmente nascosti per un paio di mesi all'interno del calderone del Popolo della Libertà, stanno rialzando la testa: persino la nuova Dc di Rotondi reclama poltrone e lo stesso fanno An e l'Mpa di Raffaele Lombardo.

    Berlusconi che ha annunciato «misure impopolari» non può permettersi di non averli al 100 per cento dalla sua parte. Anche perché nelle prime settimane di vita, il governo oltre che mettere mano all'economia con tagli che si prospettano draconiani, affronterà la questione giustizia in modo da liberarsi definitivamente dai processi che tanto preoccupano Silvio e i suoi cari. E per farlo non basta controllare il ministero con un fedelissimo (Elio Vito e Marcello Pera sono considerati i più papabili), bisogna avere anche una maggioranza disposta a votare tutto senza fiatare.

    Ma è necessario operare in fretta. Prima che il vento cambi. In Campania le strade sono ancora piene di rifiuti e tra un mese quella monnezza, da tutti considerata di Bassolino e del centrosinistra, diventerà la spazzatura di Berlusconi. Idem per Alitalia: il fatto che il Cavaliere abbia chiesto a Prodi di concedere alla compagnia un prestito ponte di 300 milioni di euro, dimostra come nessuno sappia esattamente quale sarà il futuro degli aerei tricolori.

    Certo, in soccorso del nuovo-vecchio premier sono arrivati l'ex comunista Putin (Aerflot) il pregiudicato Salvatore Ligresti e Marco Tronchetti Provera, un imprenditore noto più per sfasciare le aziende che per salvarle (vedi Telecom). Con tutta probabilità saranno loro con (la disastrata) Airone e le banche a prendersi Alitalia.

    Ma non è difficile preventivare che la storia della compagnia finirà come quella di Swissair: prima salvata da imprenditori nazionali e dopo due anni definitivamente fallita. Poco importa: l'essenziale per i futuri soci è baciare la pantofola del vincitore avendo qualcosa in cambio su altri tavoli (per Ligresti i lavori per l'Expo milanese). Mentre per Berlusconi è importate posporre il più possibile il problema.

    Quanto tempo avrà dunque il Cavaliere? Molto se i media, con in testa le tv, continueranno ad essere quelli di oggi, o peggio. Poco se grazie al V-day la questione informazione diventerà per una volta centrale per il Paese.     La questione in fondo non è Berlusconi o la classe politica. La questione è quello che si sa di loro.

Peter Gomez 

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

 

Video Travaglio a "Che tempo che fa" - 19 maggio 08 PDF Stampa E-mail

Clicca sul link per guardare il video:

Parte 1: http://it.youtube.com/watch?v=2jF3vms1x_c&feature=related

Parte 3: http://it.youtube.com/watch?v=6VrdfV0Q34o&feature=related

Lui, quello, quell’altro, la zipr e la paura di morire - 26 maggio 08 PDF Stampa E-mail

   E' notizia di questi giorni che gli organismi dirigenti casarsesi di Forza Italia hanno proposto il nome di Gioacchino Francescutto quale rappresentante dell’A.C. di centro-destra nel Consiglio di Amministrazione della ZIPR (Consorzio per la Zona Industriale Ponte Rosso). Una scelta che Angioletto Tubaro ratificherà come sindaco (cioè, come socio del Consorzio). E senza alcun problema. Anzi, consiglierei le eroiche opposizioni di desistere da qualsiasi azione di protesta e/o contestazione immaginando di già (in perfetto burocratese) l’immancabile replica: “Non esiste, alla luce delle vigenti disposizioni di legge e statutarie, alcuna norma che inibisca, ecc. ecc.”. Insomma: sarebbe fatica vana e sprecata. Del resto, qualcuno, con un pensiero forse un po’ troppo cinico, parlandone assieme mi ha citato (a livello puramente simbolico, per carità) le parole dell’Evangelista: Dimitte mortuos sepelire mortuos suos (Matth. 8, 22).

Dunque, vediamo. Gioacchino Francescutto, 67 anni a breve, da San Giovanni di Casarsa, è stato un autorevole esponente del Psi della Destra Tagliamento che, nel corso degli anni, ha via via ricoperto, fra le altre, le cariche di consigliere comunale e sindaco di Casarsa, presidente della Provincia di Pordenone, assessore regionale (arrivando financo a svolgere funzioni vicarie in ambito regionale). Poi, coinvolto agli inizi degli anni ’90 in quelle che, per eufemia, soglion chiamarsi le “note vicende”, ha dovuto di botto abbandonare la vita politica attiva, limitando in seguito il proprio impegno all’adesione a Forza Italia, alla presenza nel Direttivo di quel partito in loco e dandosi generosamente anima e corpo (soprattutto corpo) all’amata bici (e godendosi, come altri, la non trascurabile pensione di tre legislature da consigliere regionale).

Ora, invece, nel 2008, dopo quasi quindici anni di pacifico buen retiro, è stato riportato, novello Cincinnato, alla ribalta delle cronache locali dai forzisti casarsesi con l’indicazione nel CdA della ZIPR, un ente che ha una sua indubbia importanza, sia politica che economica. Dove presumibilmente ritroverà alcuni vecchi colleghi degli anni “ruggenti”. A cominciare dal presidente Campaner e dal vice Bortolussi. Campaner, Bortolussi e Francescutto: tre signori in età che, per i rispettivi partiti di allora (Dc, Pci e Psi), hanno rivestito, nei rispettivi Comuni (S.Vito, Valvasone e Casarsa), la dignità di sindaco negli anni ’80, se non addirittura nei ’70. E che, sempre in quelle comunità, sono stati prima o consiglieri comunali o assessori negli anni ’60.

Avete letto bene: anni ’60. Un periodo di tempo così lontano - storicamente, culturalmente e socialmente - da apparire quasi remoto. Tanto che, quando io (che son del 1958) guardo alla Tv fiction, sceneggiati e special su quell’epoca, ho l’impressione di tornare bambino, allorché, nel bianco e nero d’allora, assistevo (tra la “Nonna del Corsaro Nero” e “Rin Tin Tin”) ai documentari sulla Prima Guerra Mondiale o sulla Guerra di Libia.

Non ho personalmente nulla contro questi signori e non ne faccio (da scoraggiato militante del Pd) una questione politica: come si può ben vedere, si tratta di esperienze e storie assolutamente bipartizan. Se poi vi sono dei partiti (Pd e Fi) che li reputano indispensabili, cos’altro si può dire? Niente. Anzi, nella dialettica antropologica dell’agire pubblico italico - per cui si è fessi se si rinuncia comunque a qualcosa e s’è furbi se s’acchiappa al volo l’occasione - chissà, forse faranno anche bene (per amor di verità, c’è da dire che Roberto Campaner aveva manifestato, anche per queste ragioni, la propria intenzione di farsi da parte: disponibilità rigettata per non stravolgere una serie di equilibri). E, in ogni caso, le spiegazioni (sempre che si degnino a concederle) che darebbero i capataz di partito sarebbero che non si può rinunciare a cotanta mole di esperienza e capacità (quando invece, molto più prosaicamente, si tratta per lo più di debitucci elettorali da onorare; di ambizioni da vellicare per personalità che si presumono in qualche modo ancora portanti; di giovani lupacchiotti da tenere alla larga, ecc.). Non ne faccio nemmanco una questione morale: non mi son mai piaciuti i fervorini col ditino alzato, neppure quando, nella Sinistra, erano il pane quotidiano. Mi limito ad alcune considerazioni di costume.

D’acchito, così, a livello di pelle, questa notizia mi aveva procurato una subitanea ancorché effimera sensazione di euforia: mi sono rivisto ragazzo, quando noi, poveri str…, muovevamo i primi ingenui eppure esaltanti passi politici e questi signori, già adulti e navigati, erano i primi cittadini nelle loro Comunità: insomma, un commovente tuffo di giovinezza. Ma questa traccia epidermica s’è ben presto disvelata tale, lasciando il posto ad una terragna condizione di malinconia, che ha partorito mestamente altre riflessioni, molto più (appunto) terra terra, incentrate più che altro sul concetto di buon gusto. Mi sono chiesto: è mai possibile, Santo Dio, che non esista una moglie, un figlio, un amico, un prete, un consulente geriatrico, un’amante che dica loro: “Basta, basta: hai già dato (e avuto…)!” E che, prendendoli teneramente per mano e facendoli sdraiare sul lettino, si sforzi di indagare con loro le cause di questo singolare comportamento. Che è poi riconducibile ad un’unica, insopprimibile ragione di fondo: la paura fottuta di crepare. Di morire: politicamente e socialmente. E di morire comunque. Di non essere più. Una paura che tutti abbiamo (Homo sum, nihil humani a me alienum puto). Ma la stragrande maggioranza di noi, timorosi della morte ma anche del ridicolo, non per questo chiede di essere infilato nel CdA di qualche ente (od ovunque altro porti il venticello di questi anni deprimenti).

 

PIER PAOLO GUARINO

 

<< Inizio < Prec 1 2 3 4 5 6 7 Succ. > Fine >>

Risultati 1 - 9 di 59
| Home | Note Legali | Policy Privacy | Contattaci | Iscriviti alla mailing list |